Park Chan-Wook, regista degli acclamati Old Boy (Grand prix speciale della Giuria a Cannes nel 2004) e Decision To Leave (Prix de la mise en scène, Cannes, 2022) torna al cinema con No Other Choice, un film SATIRICO, IRRIVERENTE, vestito da THRILLER. Il film è stato presentato alla 82esima edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e ha aperto la 30esima edizione del Busan International Film Festival l’anno scorso.
Le vicende sono basate sul romanzo The Ax. Cacciatore di teste dello scrittore americano Donald Westlake e raccontano la storia di Yu Man-Su: un uomo che perde il lavoro e si ritrova ad escogitare un piano per spazzare via la concorrenza. Il film mostra la CADUTA di un capofamiglia che credeva di avere tutto e la sua DISPERAZIONE nell’impacciato tentativo di riottenerlo. La notizia del suo licenziamento arriva tramite una lettera con la frase “Non c’è niente che si possa fare” e il film mostra così l’ipocrisia di un mondo che si nasconde dietro una semplice scusa, per giustificare le azioni fatte: alludendo all’idea di non esserci nessuna strada all’infuori del profitto e del denaro rispetto alle persone.
L’azienda di Man-Su non ha altra scelta che ridurre il personale in vista dell’automazione dell’industria cartaria. Man-Su non ha altra scelta che cercare qualsiasi mezzo e modo per eliminare i suoi concorrenti per riottenere il suo lavoro e così la sua vita, il suo valore di uomo e il suo status quo. A ruotare intorno alla rovina gravita anche la sua famiglia: sua moglie Son Ye-Jin, interpretata da Yoo Mi-Ri, una donna intraprendente e amorevole; suo figlio, adolescente, specchio dei genitori; sua figlia, una bambina prodigio della musica e i loro due cani. Ad avere un certo peso é anche la casa che, a fatica e con orgoglio, Yu Man-Su ha comprato.
No Other Choice è:
SATIRICO, perché sotto l’eco di un Modern Times tutto grottesco, comico, ma al contempo crudo, Park Chan Wook mostra la piaga dell’essere umano che diviene sostituibile, la lotta darwiniana per la sopravvivenza che si fa specchio non solo della società coreana, ma di tutta la logica capitalistica. Anche 기생충 – Parasite di Bong Joon-Ho, premio oscar per miglior film nel 2019, tratta dello stesso tema, ma la satira sofisticata e tagliente di Bong Joon-Oh, Park Chan Wook la declina in modo esuberante, eccentrico e perturbante. La scena in cui Man-Su, Ah-Ra e suo marito strisciano sul pavimento vicino al tavolo per raccogliere la pistola è un chiaro riferimento all’opera in questione e alla scena in cui la famiglia Kim lotta con l’ex governante per contendersi il telefono, anch’esso arma di distruzione.
IRRIVERENTE, Park Chan Wook adotta una regia diversa, quasi “sporca” nei confronti di quello che è stato Decision To Leave, perché stavolta il suo intento è esaltare il lato comico di ogni situazione. Con il ricorso a zoom in e zoom out; il capovolgimento delle posizioni di potere nelle inquadrature e la prepotente musica diegetica sui dialoghi, contagia di comico la tensione.
Park Chan Wook ha raggiunto la fama mondiale agli inizi degli anni 2000 grazie alla trilogia della vendetta – Mr. Vendetta nel 2002, Old Boy nel 2003 e Lady Vendetta nel 2005 -, opere che lo hanno consacrato come maestro del thriller visivo e psicologico. Stavolta decide di contaminare il THRILLER di COMMEDIA, in particolare, dai caratteri della slapstick comedy.
Il personaggio di Man-Su, interpretato dal già noto Lee Byung-Hun – in film come Joint Security Area (2000) dello stesso regista, Bittersweet Life (2005), Il buono, il matto, il cattivo (2008), L’impero delle ombre (2016), fino a serie televisive dal successo mondiale come Mr. Sunshine (2018) e Squid Game (2021-2025) – è l’espressione cardine della crisi. La scena più iconica, anche mostrata nel trailer del film, quella in cui cerca di sparare, ma la sua pistola è ricoperta da fin troppi strati di guanti e pellicole, mostra la sua fin troppo eccessiva accortezza e inadeguatezza nel ricoprire il ruolo di killer spietato. Il personaggio di Man-Su e l’eccellente interpretazione di Lee Byung-Hun ritraggono la perfetta crisi della mascolinità: un corpo slapstick, un uomo insicuro e maldestro, un capofamiglia nel pieno della sua fragilità e impotenza.
Il film è ricco di SIMBOLISMI: il dente, l’albero, le radici, la famiglia, il giardino e la casa, ma soprattutto la CARTA.
Se non siamo noi i primi ad utilizzarla, allora chi lo farebbe?
Questa è una domanda retorica posta nel film ai vari contendenti di Man-Su. E’ “l’azienda” a porre questo quesito. Un quesito che cela probabilmente una similitudine con la condizione umana. La carta si sta estinguendo come l’umanità. In una società in cui l’umanità viene piegata, inghiottita e tritata in pasto al capitalismo – in cui le macchine prendono il posto delle persone- la sua importanza e il suo valore scompaiono.
Se non siamo noi i primi a dare valore alle persone, allora chi lo farà?
di Francesca Zarrella
