Greig Fraser scopre lo spazio, mentre noi scopriamo Greig Fraser – “Project Hail Mary” di Phil Lord e Christopher Miller

Erano anni che un film di fantascienza di questa portata non approdava al cinema e l’emozione di sdraiarsi su una bella poltrona e vibrare al suono di una sala isense regala il suo fascino minuto dopo minuto. I due registi Phil Lord e Christopher Miller, sapienti dell’importanza del romanzo che tenevano tra le mani, hanno ben pensato di regalarci l’antipasto di questo attesissimo 2026 che, tra le guerre interstellari del terzo e ultimo capitolo della trilogia di Villeneuve e l’impattante epopea di Nolan, fa sperare in qualcosa di maestoso!

Project Hail Mary si stanzia, infatti, a ridosso di questi titoli, riuscendo, in poche settimane, ad imporsi sul box office globale grazie ad una narrazione semplice, precisa ed un’estetica mozzafiato. Tratto dal romanzo fantascientifico dello statunitense Andy Weir, il film segue le vicende di un uomo che, risvegliatosi su una navicella spaziale privo di memoria, scoprirà di esser stato mandato in missione per fermare lo spegnimento del Sole minacciato da un microrganismo alieno e, così, salvare la Terra e la razza umana dall’estinzione. Interpretato da un non più algido Ryan Gosling (qui nuovamente nel ruolo di un’astronauta dopo l’esperienza in First Man), il protagonista della storia Ryland Grace, professore di una scuola media e fallito biologo molecolare che, per un fortuito caso dovuto ad una sua tesi scritta in passato, viene contattato dall’agente governativa Eva Stratt (Sandra Hüller) affinché possa scoprire di più sui cosiddetti “puntini”, ovvero dei microrganismi alieni che stanno pian piando divorando il nostro Sole.

Ryan Gosling nel film Project Hail Mary

La narrazione portata avanti dai due registi rimane fedele al loro passato trascorso cinematografico. Dalla loro filmografia, infatti, emergono per lo più commedie, blockbuster e film d’animazione buffi come 21 Jump Street, The LEGO Movie e Piovono Polpette, ma è con la direzione di Solo: A Star Wars Story del 2018 che si avvicinano al mondo della fantascienza e all’ecosistema narrativo spaziale. Lo stesso anno, inoltre, arriva la chiamata allo sceneggiatura de Spider-Man: Into The Spiderverse in cui affinano ufficialmente il proprio stile affinché possa farsi strada ufficialmente nel genere. Un grandissimo passo in avanti rispetto agli inizi di carriera, ora giunto ad un punto di non ritorno: Project Hail Mary.

Come accennato prima, la narrazione del film appare semplice, diretta ed estremamente fedele all’opera originale. Il costante guizzo ironico e leggero che anima molte delle scene e, soprattutto, la prova attoriale di Gosling, rende la visione più scorrevole e adatta ad ogni tipo di spettatore. Nonostante siano presenti momenti più “tecnici” e allineati al linguaggio scientifico, il film non mette da parte la sua vena divertente. Già nell’apertura del film, il volto di Gosling viene arricchito di facce buffe, movenze estremamente goffe e un’attitudine caotica costante, quasi a far disorientare chi guarda e fargli pensare “ma questo è del mestiere?“. La risposta, in realtà, so scoprirà più avanti esser nel mezzo, dando una risposta ad ogni nostra domanda e rendendo il tutto molto più credibile.

Immagine tratta dal film Project Hail Mary

Il gioco dell’empatia è l’altro grande punto cardinale che regge il film. Lo sguardo empatico, il sentimento dell’altro, l’aiuto reciproco e quello non richiesto, nato da una semplice e genuina bontà d’animo, tutte caratteristiche che dimorano nei personaggi di Project Hail Mary e che, indubbiamente, prendono possesso di ognuno di noi, soprattutto quando allo spettatore viene presentato il vero gioiello del film, Rocky, un esserino alieno costituito principalmente da un materiale simile alle rocce terrestri, con zampe e dita per fare il pollicione dell’ok e un’incredibile senso dell’umorismo. E’ sinceramente impossibile non affezionarsi a lui, al suo carattere, ma, più di tutti, alla sua bontà verso un altro alieno totalmente diverso da lui. Un pensiero che affiora più di una volta durante la visione di Project Hail Mary è l’apertura verso l’altro, verso l’ignoto. Quanto siamo disposti ad esporci verso l’ignoto? Quanto siamo disposti a dare a chi non conosciamo? Più volte ho pensato a quanti esseri umano avrebbero agito come Rocky agisce nel film e più rifletto e più capisco che, delle volte, meritiamo l’estinzione.

Ma il film non è solo questo, perché oltre che connettersi con il cuore delle persone, si riesce a connettere anche con gli occhi, lo sguardo e l’immensa forza del cinema. Non serve dire molto, perché non si può spiegare a parole la sensazione di quando sei al cinema e la sala ti risucchio completamente dentro lo schermo. Ci sono alcune sequenze che, non per tensione, ma per visione possono tranquillamente esser poste al fianco di Interstellar. S questo giocava sulla complessità della sua narrazione e sulla maestosità e grandezza dello spazio, Lord e Miller con Project Hail Mary giocano con l’arte e la affidano, più di tutti, ad un nome: Greig Fraser. Questo grandissimo direttore della fotografia, anno dopo anno, progetto dopo progetto, si sta innalzando sempre più al fianco dei più grandi del cinema hollywoodiano, affermandosi come uno dei più abili e camaleontici della scena attuale, al pari di nome come Rodrigo Prieto, Hoyte Van Hoytema, Linus Sangren e altri. Impressione è il lavoro sempre diverso che Fraser mette in ogni film, riuscendo a spaziare dalle sabbiose scene della saga di Dune, all’oscurità di The Batman o la pastosità di Lion, fino al saturato e scioccante Hail Mary. E’ il momento che anche gli amanti del cinema inizino a nominare questi artisti. Non solo registi e registe, ci sono, infatti, anche loro, ed è giusto dargli il riconoscimento che si meritano.

Dune (2021)
The Batman (2022)
Lion (2016)

Nella sua interezza e nelle sue 2 ore e 40 minuti (un minutaggio assai ridotto rispetto all’originale durata di quasi 4 ore), il film scorre piacevolmente e riesce ad avvicinarsi ad ogni tipo di pubblico, dal più esigente al più passionale. Certo è che Project Hail Mary non vuole rischiare, ma se in qualsiasi altro caso questo poteva sembrare una nota negativa e poco originale, qui riflette perfettamente la rispettabile voglia genuina dei registi e, soprattutto, dello sceneggiatore Drew Goddard di fare un cinema sicuro, ma assolutamente spettacolare!

Dunque, ancora una volta mi ritrovo qui ad urlarvi di correre al cinema e nel più grande che conoscete. Sono convinto che non vi deluderà. Questo è solo l’inizio.

di Gabriele Agostinoni