Regista coraggiosa e dalla produzione sempre controcorrente, Mona Fastvold torna dietro la macchina da presa con un altro audace progetto dal titolo The Tastement of Ann Lee, nato durante la lavorazione del suo precedente film The World To Come, uscito nel 2020. Nella ricerca della documentazione storica per quest’ultimo, la regista si è imbattuta in un inno religioso messo in atto dagli “shakers”, membri di un ramo del calvinismo puritano e credenti nella Seconda Apparizione del Cristo.
Ambientato nella Manchester del secondo ‘700, The Tastement of Ann Lee racconta la vita della giovane Ann Lee e il suo avvicinamento alla setta quacchera degli “shakers”. In pochissimi anni, Ann ne diventa la guida religiosa principale che, in seguito a quattro gravidanze interrotte e una ferita interiore insanabile, inizia a predicarne l’astinenza sessuale e l’egalitarismo come comunione dello Spirito. Incarcerata più volte durante il suo vissuto per atti considerati oltraggiosi e pericolosi per l’istituzione monarchica, Ann Lee intraprende il prodigioso cammino dell’ascensione fin ad esser considerata dai suoi fedeli la seconda messia del Signore. Il suo verbo inizia a prender piede nelle terre del regno sino a dover migrare in America per diffondere la nuova e riscoperta fede cristiana.
Interpretata da una magnifica Amanda Seyfreid, qui di nuovo alle prese con un ruolo di rilevanza dopo il film in bianco e nero di David Fincher Mank, il suo personaggio riesce a sconfinare da un estremo all’altro dei generi hollywoodiani, vestendo e mescolando alla perfezione l’immaginario classico del musical con quello del film storico. Anche se il personaggio di Ann Lee nel corso della narrazione sostiene un andamento altalenante tra vera tragedia personale e momenti di incomprensibile piattume, fortunatamente vien affidato a una delle attrici più in grado di rendersi poliedrica dinanzi al genere musicale.

Seguita dalle coreografie di Celia Rowlson-Hall, la regista Mona Fastvold dà vita ad un’epopea musicale in grado di tener testa ai più grandi adattamenti su schermo, arrivando anche ai livelli dell’opera in costume Les Misérables di Tom Hooper. Mona Fastvold, infatti, si cimenta nella creazione di incredibili piani sequenza in cui gli attori, interpreti degli iconici movimenti degli “shakers”, cantano e danzano sulle note delle magnifiche composizioni di Daniel Plumberg e contornati da un graphic design tra i migliori di quest’anno. Il cast corale de Teh Tastement of Ann Lee è tipico dei film musical più classici, ma ciò che lo rende diverso e particolare è l’inaspettato budget, di soli 10 Milioni, e, ovviamente, il peculiare soggetto scelto dalla regista.
Nonostante il tiepido riscontro al botteghino di soli 3 Milioni di dollari, il film ha ottenuto un successo di critica incredibile negli Stati Uniti e scaturito lo stupore e l’esaltazione da parte di quel piccolo pubblico pagante. A noi, però, la visione di quest’opera ha sorto delle serie domande sul suo scopo di realizzazione, tant’è che ancora non ci è chiaro il motivo o la scelta di raccontare una così singolare storia. Durante la visione del film, infatti, non è raro dubitare dell’intenzione della regista nell’omaggiare o schernire la protagonista Ann Lee. Il suo osare sulla messa in scena divinatoria e sull’estrema enfatizzazione da parte di Amanda Seyfried nel portare in scena un tale personaggio ha fatto nascere in noi un pensiero contrastante che, a quanto pare, nel pubblico statunitense no è sorto. Negli Stati Uniti il cristianesimo è la religione con il maggior numero di seguaci, vedendo nel 2025 circa il 60% della popolazione cristiana. Anche se in netto calo rispetto ad un decennio fa, il cristianesimo è nel tempo sempre più entrato nella cultura e tradizione statunitense, fino a regolarne abitudini e pensieri politici.

Questa domanda, dunque, colpisce solo uno spettatore europeo, non credente e che, forse per pregiudizio, pensa ci sia un messaggio propagandistico chiaro e definito. Eppure, il modo in cui Mona Fastvold decide di concludere il film, ci fa destare da questo pensiero di parte. Infatti, ben affondo nei titoli di coda, la regista ci comunica i dati nel tempo delle aderenze allo shakerismo nel mondo. Nel ‘700 circa i suoi seguaci arrivavano fino a 40.000, mentre nel 2025 sono scesi a due. Questo messaggio, però, differentemente da come può sembrare, viene inserito in modo tale da sembrare un dato storico scardinato da qualsiasi preferenza o presa di posizione. La regista non lo inserisce subito dopo aver concluso il girato con uno schermo nero, ma nascosto tra le varie centinaia di nomi presenti nei titoli di coda, come a mascherare e render inattaccabile un pensiero che, inizialmente, a noi sembrava ambiguo. Invece, The Tastement of Ann Lee vuol esser un’esaltazione cinematografia delle più audaci e impressionanti dell’anno, puntando tutto sull’esagerazione visiva e attoriale, lasciando volutamente indietro lo spessore narrativo che in questo caso manca affinché la storia, soprattutto nel suo svolgimento, possa intrigare maggiormente.
Ed è tra l’adulazione e il dileggio che il nostro parere rimane ancorato, tra gli occhi lucidi per una messa in scena da orgasmo visivo ad una smorfia di incomprensione nata da un sincero dubbio.
di Gabriele Agostinoni
