Festa del Cinema di Roma – Progressive Cinema #5

The Things you Kill

Alireza Khatami presenzia alla Festa del cinema di Roma con The things you kill, film candidato agli Oscar dal Canada come Miglior Film Internazionale. Khatami è un regista iraniano-canadese, famoso per trattare temi come la memoria, il trauma ed essere fortemente influenzato dalla tradizione dei cantastorie della tribù iraniana Khamse.

Il film è ambientato in Turchia, dove il suo protagonista, Ali, fa ritorno, dopo aver vissuto negli Stati Uniti. Ali è così costretto ad affrontare chi è e qual è stato il suo passato. Tra la morte di sua madre, il conflitto con suo padre e la sua messa in discussione sul diventare padre, Ali è scisso. La sua identità non si sdoppia solo metaforicamente, ma anche visivamente durante il racconto, attraverso l’arrivo, nella sua casa in campagna, di un certo Reza. 

Vincitore per miglior regia di film straniero al Sundance, The Yhings you Kill si mostra come un’opera enigmatica, complessa e simbolica che necessita sicuramente di una visione plurima per una maggiore comprensione. E’ un dramma psicologico che plasma la realtà in qualcosa di surreale. Ali affronta i suoi demoni, li uccide e si tormenta, il tutto in un personaggio in cui rabbia e fragilità si contengono, ma non hanno mai pace. 

In un miscuglio di identità e metamorfosi, Khatami sembra cristallizzare ogni momento ricorrendo a frequenti long shot e piani sequenza che appaiono fotografie animate. E così si conclude il cerchio su cui il film si sofferma, dal punto di vista linguistico e morale: “Tradurre” significa “Uccidere”.

di Francesca Zarrella

Roberto Rossellini – Più di una Vita

Roberto Rossellini non si riguardava mai e probabilmente avrebbe odiato questo omaggio a lui dedicato. La storia che ci viene raccontata segue gli anni che vanno dal ’56 fino al ’77, anno della morte del regista.

Un film corale, costato ben due anni di sviluppo e ricerca, che esplora la vita e la carriera del maestro affidandosi completamente alle immagini d’archivio. La produzione d questo documentario, a detta del produttore Raffaele Brunetti, è stata insolita ed estremamente rischiosa: si è, infatti, data la possibilità di scrivere e montare il film man mano che si andava avanti con la produzione. La libertà che si respira guardando Roberto Rossellini – Più di una Vita è la stessa libertà che hanno espresso gli altri due autori dell’opera, la montatrice Ilaria De Laurentis e lo sceneggiatore Andrea Paolo Massara, definito dalla collega “un genio” in grado di creare qualcosa di unico.

Durante la visione, insieme alle immagini ascoltiamo anche le parole dei testi di Rossellini, letti e interpetati da Sergio Castellitto. Figurano, insieme a lui, Kasia Smutniak nel ruolo di Ingrid Bergman, Pierluigi Gigante in quello del fidati direttore della fotografia del regista Aldo Tonti e infine Isabella Rossellini. La scelta, come spiega Kasia Smutniak, di non diventare il personaggio a cui si sta prestando la voce ma, semplicemente, di rendergli omaggio riportandone il ricordo è estremamente rispettosa e non convenzionale. Chiunque attore si sarebbe cimentato in un’interpretazione provata e difficile, ma ciò che vuol essere questo documentario è un completo affidamento alle storie del maestro Rossellini, al suo pensiero e comportamento il più delle volte controverso e, soprattutto, all’immenso amore che provava per la sua famiglia, per la moglie Ingrid, per le figlie e per l’arte.

di Gabriele Agostinoni

Mad Bills To Pay(or Destiny, dile que no soy malo)

Il lungometraggio di Joel Alfonso Vargas prende spunto dalla vita di tutti i giorni, da una situazione precaria ed estremamente reale.

Le vicende narrate seguono la storia di Rico, un diciannovenne del Bronx alla ricerca del successo e della svolta di carriera, alle prese con i propri conflitti familiari e una ragazza a cui badare. L’apertura del film viene affidata a questo triangolo familiare in cui Rico riporta a casa la sorella minore che, a detta sua, stava adottando un comportamento poco rispettabile per una ragazza di soli sedici anni ad una festa. Dopo la sfuriata materna e la conseguente punizione per la sorella, è Rico a finire sotto i riflettori del regista, venendo presentatore allo spettatore come un ragazzo premuroso ma completamente allo sbando, dipendente dall’uso degli alcolici e della droga leggera. Pochi minuti dopo, ci addentriamo nel vivo della storia: Rico confessa alla famiglia che diventerà padre, lo stesso che lui non ha mai avuto e che da tempo brama di diventare. Nella loro casa verrà, dunque, ospitata Destiny, la fidanzata di Rico, cacciata dalla sua stessa madre dopo la notizia della gravidanza.

Nelle sue modalità, Mad Bills To Pay(or Destiny, dile que no soy malo) ricorda un documentario, una storia vera raccontata con estremo rispetto da parte del regista. Affidata ad una messa in scena scarna, la macchina da presa non si avvicina mai ai volti dei protagonisti, relegando la loro essenza a mera comparsa nel paesaggio urbano. Questa singolare scelta è il fulcro del film e sta a denotare il profondo senza di invadenza che si rischia di provare guardando l’opera.

Un piccolo gioiello presente qui al festival che non si interessa di dare una risposta giusta o sbagliata sulla situazione mostrataci. Il suo intento è il raccontare in maniera distaccata e il far riflettere, proponendo un pezzo di vita vero, senza veicolarlo o giudicarlo.

di Gabriele Agostinoni