Una lettera d’amore – “Nouvelle Vague” di Richard Linklater

Richard Linklater sa cos’è il vero amore, quello che ti porta a soffrire fino all’ultimo respiro come fossi in ragazzino, quello che ti fa perdere negli occhi di una ragazza conosciuta per caso su un vagone di un treno. Nouvelle Vague è la lettera d’amore che il regista scrive per il cinema francese, perché questo non è solo un film sul facimento di uno dei capolavori del secolo scorso, ma un trattato sull’essenza di fare cinema, sul dialogo costruttivo, cinematografico e sull’atto d’amicizia e di competizione.

Spesso sento serpeggiare tra i banchi delle accademie e delle università invidia e rancore, quando è la stima reciproca l’unico vero principio per creare qualcosa di eterno. Linklater ci dimostra anche questo, di come la “Nouvelle Vague” non fosse solamente un movimento artistico rivoluzionario, ma un vero e proprio stile di vita!

Richard Linklater è un regista statunitense che fin dall’inizio si interessa nella produzione di film indipendenti sperimentali. Il suo terzo lungometraggio La Vita è un Sogno del 1993 è forse uno dei principali punti cardine nella filmografia del regista. Partendo da un’idea semplice e personale, il film esplora le riflessioni di un gruppo di liceali al loro ultimo giorno di scuola, tra future esperienze e amori. Questo film segna per il regista un punto di partenza per la filmografia che verrà. Poco tempo dopo, infatti, girerà Prima dell’Alba, capolavoro del cinema indipendente che prende spunto da un personale episodio del regista: l’incontro con una ragazza, su un treno diretto a Vienna. Il film lancerà ufficialmente il regista e lo porterà a realizzare una triste trilogia che coprirà quasi l’arco di venti anni. Infine, la consacrazione nel 2014 con Boyhood, magistrale opera di amore e dedizione che percorre 12 anni di vita di un ragazzo, dall’infanzia fino alla maturità. Con l’Oscar perso per un pelo, Linklater inizia così un nuovo capitolo della sua vita e produzione artistica. Dall’opera d’animazione Apollo 10 e mezzo all’action The Hit Man, il regista vive un momento di allontanamento dalle grazie della critica, per poi tornare, finalmente, nel 2025 con due piccole ma incantevoli opere: Blue Moon e Nouvelle Vague, due lettere d’amore, rispettivamente alla musica (che già ci aveva regalato circa venti anni fa con School of Rock) e al cinema.

Immagine tratta dal film Before Sunrise (Prima dell’Alba)
Immagine tratta dal film Boyhood

Dopo l’omaggio a Lorenz Hart, è il momento di Jean-Luc Godard e l’affascinante percorso di creazione del suo esordio A’ Bout de Souffle (Fino all’Ultimo Respiro). Ambientato nel 1959, nel pieno flusso artistico della Nouvelle Vague francese, in cui già molti dei suoi esponenti (Truffaut, Chabrol, Rivette, Rohmer) si erano affacciati con le proprie opere, Nouvelle Vague si apre già con un grande omaggio estetica e ci trasporta nella Parigi dell’epoca. L’occhio della macchina da presa ci presenta i suoi esponenti uno ad uno, quando, ad un certo punto, sugli occhiali scuri di Jean-Luc Godard vediamo riflesse le scene de I 400 Colpi del collega Truffaut.

Richard Linklater adorna la sua opera con l’entusiasmo di un bambino a Natale, filmando in bianco e nero e in francese e facendo ciò che forse David Fincher era riuscito in parte con il suo Mank di qualche anno fa: lui riesce a dare calore all’immagine bicolore, inserendo le bruciature di sigaretta non perché sa che deve farlo ma perché le vuole vedere, le vuole sentire, perché vuole quasi veder bruciare la pellicola su cui filma e riempirla di amore, amore e amore! Fincher, nel suo manierismo quasi perfetto e gelido, è riuscito a creare un gran colosso geometrico, ricolmo di tecnica, costellato di grandi attori ma privo di una qualche profondità oltre la superficie esteticamente appagante. Noi, conoscendo la filmografia di entrambi i registri, di fronte a opere simile non possiamo che preferite la seconda, quella calda e sincera di Linklater, capace stavolta di dare vita e colore alla bellezza che più vuol omaggiare, la Jean Seberg di Zoey Deutch, molto più brillante che Marion David di Amanda Seyfried. Eppure, anche Linklater si era cimentato con Welles.

Jean Seberg, interpretata dall’attrice Zoey Deutch in Nouvelle Vague

Nouvelle Vague è un’omaggio, un “hommage” cinematografico ad un cinema che fu, ma che rimane memoria anche grazie ad opere come questa, in cui ogni scena e ogni guizzo, seppur in una semplice scala di grigi, riesce a donare colore ad ogni inquadratura. Ora, però, lasciatemi emozionare, perchè di questo meraviglioso film voglio ricordare soprattutto la figura di Jean Seberg che Linklater ha reso tanto vera quanto immaginifica, pungente ed ironica. Perché forse sì, forse lui sa cos’è l’amore, sa cosa significa guardare chi si ama e non trovar le parole, anche se la si è conosciuta per caso, su un vagone del treno, al momento sbagliato.

If there’s any kind of magic in this world… it must be in the attempt of understanding someone, sharing something. I know it’s almost impossible to succeed… but who cares, really? The answer must be in the attempt.

di Gabriele Agostinoni