Una folle prestata al teatro – “Duse” di Pietro Marcello

In un momento storico come questo, in cui in Italia e nel mondo gli artisti vengono usati come strumenti di propaganda, la scelta di Pietro Marcello di fare un film su Eleonora Duse appare più sensata che mai.

Con questa sua ultima fatica, il regista casertano ci dimostra ancora una volta di avere un particolare amore per i film in costume, per il racconto del passato che può e deve essere un modo per rileggere il presente. Né è la dimostrazione il metodo utilizzato già in altre pellicole come Martin Eden di usare il materiale d’archivio, che in Duse serve a raccontare l’Italia di quegli anni, con i fascisti in piazza a Roma e le camicie nere a Venezia. Nel suo cinema il materiale d’archivio non è puramente narrativo, ma porta con sé un’importante analisi sul cinema attuale e sul valore che questo dà al denaro nella sua bolla artistica. L’archivio era per Marcello un escamotage per raccontare i luoghi dove i suoi film erano ambientati nel momento in cui non vi era una produzione che gli permettesse di ricrearli. Esso ha allo stesso tempo un incredibile potere sul cinema presente e sul cinema che è in divenire:

L’archivio è più potente di qualsiasi atto finzionale, e l’atto finzionale diventa potente quando si trasforma esso stesso in archivio.

Impeccabile è inoltre l’interpretazione di Valeria Bruni Tedeschi, che con una delicatezza e una follia calmierata ci riporta il ritratto di una Eleonora Duse a fine carriera, logorata dagli anni, sfiancata dalla vita, dagli uomini, dai politici e, soprattutto, da tutto quello che ha più amato e odiato: il teatro. Il teatro è il motore, non solo delle scelte della Duse, ma di tutto il film. E’ il teatro che riaccende la fiamma ormai lontana dai palchi e dalle folle. E’ il teatro che può aiutare l’Italia a riprendersi dopo la guerra. E’ il teatro che, assieme alla diva, è il protagonista della pellicola. Questo film racconta di una donna che cerca con le unghie di mantenere il suo posto in questo mondo, che fa di tutto per l’arte perché crede nella sua forza imprescindibile, nella sua capacità di superare gli orrori dell’essere umano. Perché l’arte non invecchia mai ed è eternamente attuale. La Duse per amor del teatro è disposta ad inchinarsi al potere, all’orgoglioso D’Annunzio o al pomposo Mussolini, ma sappiamo bene che per lei vale la pena sottomettersi a qualsiasi cos pur di poter continuare a fare teatro.

Uno spettatore disattento e superficiale potrebbe leggere Duse come un film fine a sé stesso, tanto bello quanto inutile, ma se lo si analizza si comprende il vero significato che Pietro Marcello voleva trasmettere: far luce sul valore politico dell’arte e sul potere che l’artista può avere sui cittadini e sul suo tempo, come Eleonora Duse e l’ascesa di Mussolini. Gli artisti italiani e mondiali oggi si trovano di fronte ad un genocidio in atto dall’altra parte del Mediterraneo. Si trovano a dover lavorare in uno stato che questo genocidio non solo non lo combatte ma lo supporta perfino. Non sono mancati in queste edizioni del Festival registi annoiati, che sembrano trattare con futilità tutto ciò che mina la loro idilliaca e lagnosa vita borghese. In un momento storico, critico, come questo, decidere di parlare di un’attrice che si rifiuta di vendersi ai dittatori è un profondo atto politico, è il dimostrare al mondo che si può fare cinema anche senza essere servi dello stato.

di Alessandro Paniccia

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