Le concessioni dell’amore – “La Grazia” di Paolo Sorrentino

“Una storia d’amore”. Queste le parole scelte dal regista Paolo Sorrentino per raccontare in pochissime battute cosa per lui è significato La Grazia. La tanto decantata grazia che, terribilmente oppressa dalla paura del futuro e inseguita con fervore dal proprio occhio fotografico, viene finalmente ottenuta quando si ha la forza di provare coraggio e per un momento convincersi di aver visto la verità.

Film d’apertura al festival di Venezia, segna un inizio sconvolgente, che lascia il segno sia nella rinomata rassegna che nella carriera del regista. Dopo E’ Stata La Mano di Dio e Parthenope, Sorrentino si allontana dalla nostalgica Napoli per concentrarsi su una storia più inquadrata, solida, ma per questo non meno visionaria. Se primo si giocava con il destino del protagonista, il suo crescere a contatto con il mondo, le persone e, perché no, il mare, adesso vi è un grande nucleo che gravita attorno alla storia: la morte. Dimensione dal regista spessa rappresentata, qui si evolve e affida al protagonista de La Grazia, il Presidente della Repubblica Mariano De Santis, il destino di un altro ipotetico.

Lui non me l’ha chiesto.

Così tuona il Presidente De Santis, immobile, con il corpo gelato, la mente in confusione e il cuore distrutto, mentre un animale gli spira tra le mani e lo pone dinanzi ad una scelta che nel 2025 dovrebbe solo che esser scontata. Perché è di questo che Sorrentino vuol parlarci, chiudendo quel cerchio che Pedro Almodovar aveva aperto un anno fa con il suo The Room Next Door, ma che in questo caso viene condito da personaggi sprezzanti, buffi rapper dal sorriso dorato ed una colonna sonora che strizza l’occhio al due Reznor-Ross.

In uscita a gennaio nei nostri cinema, La Grazia è dunque il film che serve ad un’Italia che ha scelto di non vedere ciò che accade intorno a sé e che ha scelto di non ascoltare le richieste a lei fatte. Un’opera che riporta in auge il “cemento armato” visto ne Le Conseguenze dell’Amore, scomposto ed elevato con importantissimi interrogativi sui rituali, sul senso della vita e della morte, che nella nostra contemporaneità non può non esser notata. Il monito che Sorrentino vuol lasciarci con quel personaggio incredibilmente interpretato da Toni Servillo è semplice: non è mai troppo tardi per far la scelta giusta.

di Gabriele Agostinoni

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