Verità in decomposizione – “Bugonia” di Yorgos Lanthimos

Bugonia, dall’episodio delle Georgiche di Virgilio, narra di uno sciame d’api nato dalla carcassa di un animale. Un’immagine cruda, violenta, quella che il regista greco vuol rappresentare nella sua ultima opera in concorso a Venezia. Un racconto critico, il suo, affacciato sull’oggi contemporaneo che non risparmia il genere umano, anzi lo giudica e lo condanna come peggior forma di vita sulla faccia della Terra.

Lanthimos affronta il tema dei media, della loro proliferazione, del loro girovagare nell’internet libero e ricolmo di fake news e abomini artificiali, per cui l’uomo perde il senno e non fa che crogiolarsi nella propria bolla creata ad hoc da un letale algoritmo. Un sistema marcio in cui nessuno viene perdonato, come nel finale del suo The Favourite in cui un gioco di montaggio sentenzia sul fallimento di ogni personaggio.

Il film inizia già andando molto veloce, non serve attendere molto che la storia prende il suo via: Teddy, interpretato da uno spettacolare Jesse Plemmons, sospetta che la CEO di una grande compagnia (Emma Stone) sia in realtà un alieno sotto copertura, mandata sulla Terra affinché possa studiare gli umani e…ucciderli. Raramente Lanthimos ci ha deliziato con così poco, eppure Bugonia non sembra un’opera banale o frivola. Con sole due ore ci si riesce ad immergere nel peculiare mondo del regista, fatto di stridenti note sospese e un gusto non indifferente per il grottesco.

Qui alla sua quarta e consecutiva collaborazione con il regista, l’attrice Emma Stone riesce nuovamente ad esprimere un ulteriore lato del suo talento recitativo, arricchendo quella che già è una grandissima carriera cinematografica. La sua bravura conferma la capacità di Lanthimos di esaltare la recitazione dei propri pupilli e dell’espandere la propria vena artistica senza mai reiterarsi.

Dalla scansione in atti, ai lunghi dialoghi mai scontati, Bugonia è una masterclass del set intimo e delle storie che raccontano ancora qualcosa del nostro presente, riuscendo questa volta ad esprimerlo attraverso il genere fantascientifico e senza copiare l’opera da cui il film prende ispirazione.

di Gabriele Agostinoni

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